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ALL_ART_ECONOMY: Introduzione al mercato dell’arte

“La business art è il gradino subito dopo l’arte. (…) Durante l’epoca hippy la gente aveva rifiutato l’idea del business e diceva:” i soldi fanno schifo”, “lavorare fa schifo”, ma far soldi è un’arte, lavorare è un’arte, fare buoni affari è la migliore forma d’arte”.
Tratto da “La filosofia di Andy Warhol” di Andy Warhol .

Asta Christie’s del 15/11/2018

Era il 15 novembre 2018, quando in asta a New York la Christie’s, azienda leader nel settore insieme a Sotheby’s, aggiudicò l’opera “Portrait of an Artist (Pool with Two Figures)” di David Hockney del 1972 per 90.3 milioni di $. Il dipinto risale al periodo californiano dell’artista pop inglese, il periodo più fortunato secondo la critica.
L’opera ha sancito David Hockney, 81enne, come l’artista vivente più pagato al mondo. Inoltre l’artista ha già esposto ed ha opere nelle più importanti collezioni museali a livello internazionale: una su tutte, l’opera “A bigger splash” del 1967 alla Tate di Londra.
Noi siamo abituati a vedere l’arte nei musei, nelle collezioni pubbliche, quindi senza un prezzo di fianco. E poi ci giunge all’orecchio che un’opera del Leonardo, Basquiat o Hockney ,in questo caso, è stata battuta all’asta per cifre da capogiro. Come mai?
Inoltre se un tempo un artista raggiungeva la fama perché entrava a far parte di una corte, o perché riceveva la committenza dal papa, oggi l’artista diventa celebre se una sua opera realizza nel mercato cifre da capogiro? Che relazione esiste tra valore economico e valore artistico?


J. M. Basquiat in asta da Christie’s

Ebbene, un conto è il valore economico, un conto il valore artistico: sono due cose ben diverse. Un conto è la storia dell’ arte, un altro, il mercato dell’arte… Ma con criterio.
In economia il valore lo si esplicita con una misura quantitativa: il prezzo. Nel mercato tutto ha un prezzo, non un valore (diceva Oscar Wilde “oggi si conosce il prezzo di tutto e il valore di niente“). Ecco quindi che è stato inventato un metodo per determinare il prezzo di un’opera d’arte.
Prezzo = (altezza + base) (in centimetri) x coefficiente x 10.
Il coefficiente non è nient’altro che un numero che viene attribuito all’artista basandosi sul suo CV (curriculum): – premi vinti, partecipazione a mostre collettive o personali, pubblicazioni o esposizioni in musei ecc… Inoltre un artista non ha sempre il solito coefficiente per ogni opera che fa. Questo dipende da fattori intrinseci quali: tecnica usata, periodo storico di riferimento, soggetto dell’opera e fattori estrinseci quali, sede in cui l’opera è venduta, il tempo e la condizione economica esterna, per citarne alcuni.
Inoltre bisogna fare attenzione, soprattutto nelle aste, a quello che in letteratura si chiama “irrational premium“, derivante dai vantaggi irrazionali e personali derivanti da un possesso di un’opera d’arte. Un esempio lampante è stata la vendita di “Dora Maar au chat” e “Tete de femme, Dora Maar” di Picasso, nella stessa asta, con tecniche simili, periodi vicini, stesso soggetto e dimensione. Il primo è stato battuto per 85 milioni $, il secondo per 5 milioni di $… Ai posteri l’ardua sentenza diceva qualcuno… e non aveva tutti i torti.

ArteUn visitatore davanti a
“192 one dollar bills” (1962) di Andy Warhol

Arte ed economia, questo il dilemma direbbe Shakespeare. In conclusione l’arte, quella che per molti è pura, esule da ogni meccanismo di mercato, in realtà ha stretti rapporti con “lo sterco del diavolo”?
In particolare dagli anni ’60 con Andy Warhol, si pensa che “l’ arte è il mercato dell’arte, far coincidere il valore economico con il valore culturale significa essere realisti assoluti”.
E ancora un altro esponente del panorama artistico mondiale come Germano Celant, critico dell’arte povera, sostiene che “il mercato è dappertutto. Togliamoci questa moralistica attitudine di considerare l’arte avulsa dal denaro.” E ancora ha rincarato la dose negli anni 90′ l’artista Jeff Koons quando dice “L’arte non consiste nel fare un quadro, ma nel venderlo”…
Ok, direte voi, questo peró solo da Warhol in poi… Ma ne siamo così sicuri? Nel periodo storico dove l’arte era al centro di tutto, il rinascimento per definizione, (per carità, una società diversissima da oggi) non c’era un mercato, una economia che gravitava attorno all’arte?