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Roman Opalka (1931-2011): il pittore del tempo

L’arte ha a che fare solo con la bellezza? Quindi l’arte visiva deve essere piacevole alla vista, la musica deve essere orecchiabile, ecc?
L’arte non é piuttosto uno strumento di indagine sul mondo, sulla vita? Relegare l’arte solo al bello sarebbe come parlare esclusivamente delle cose positive della vita. Sarebbe estremamente riduttivo.
L’arte si pone in realtà l’obiettivo di esprimere la totalitá dei sentimenti e pensieri umani di certo non solo quelli “positivi”. La grande difficoltà di molta arte dal XX secolo é che ha abbandonato ogni forma di consonanza e ha messo in primo piano elementi dissonanti che ci risultano sgradevoli a prima vista.

“Detail 1965/1 – ∞” – Roman Opalka, 196x135cm

Per seguire il filone del concettuale trattato negli ultimi post su Instagram oggi vi vorrei parlare di Roman Opalka (1931-2011). Opalka sa che per fare arte bisogna utilizzare questa come linguaggio di ricerca e non come intrattenimento visivo. La sua ricerca si focalizza in particolare sul tempo. Sostiene infatti: “Tutto il mio lavoro é fatto solo per descrivere e contare l’inesorabile flusso del tempo, dal primo momento a un momento infinitamente futuro. Ciò che mi devasta é la nostra piccolezza: se esistiamo in un istante, il momento dopo potremmo non essere più nulla”.
Così comincia la serie “Detail” nel 1965 nel suo studio a Varsavia. Tutte le tele hanno le stesse dimensioni (196x135cm come la porta del suo studio) e lo stesso titolo (“1965/1 – ∞). Questo lavoro meccanico però ha seguito dei cambiamenti “umani”. Nei primi dettagli Opalka dipinse numeri bianchi su sfondo nero.
Dal ’68 lo sfondo si fa grigio e dal ’72 in poi a ogni anno viene aggiunto allo sfondo grigio 1% di bianco, in modo da suggerire l’evanescenza della vita.

Dal ’68 Opalka accompagna alla sua pratica artistica anche foto-ritratto che fa quotidianamente davanti alla tela e registrazioni in cui pronuncia in polacco i numeri disegnati.
Il suo obiettivo era quello di giungere, secondo calcoli matematici, a dipingere col bianco su sfondo bianco, cioè di arrivare al numero 7’777’777. La cifra finale da lui dipinta é stata però di 5’607’249 (200 Detail) a dimostrazione del fatto che “se esistiamo in un istante, il momento dopo potremmo non essere più nulla”.

Opalka “1965/1-∞” detail-4875812-4894230, Opalka “1965/1-∞” detail-4894231-4914799, Opalka “1965/1-∞” detail-4914800-4932016