Divulgazione d'arte Opere

Quella mosca ministro del contagio – Elio Marchegiani

“Le mosche” (1969), Galleria Apollinaire, Milano

Ci ho pensato parecchio all’opera che più potesse rappresentare questo momento. Evitando banali raffronti sugli effetti che questa pandemia ha provocato e sta provocando quali solitudine, distacco, cambio delle abitudini e perché no crisi matrimoniali, ritengo che l’opera più emblematica di questo tempo sia: “Le mosche” (1969) del grande artista nonché amico Elio Marchegiani. Alla Galleria Apollinaire di Milano vengono esposte 9000 mosche vive e 300 bicchieri capovolti. Sotto ogni bicchiere 3-4 mosche, un cucchiaio di zucchero, latte in polvere, 10 gocce d’acqua. Le mosche, simbolo del contagio, vengono rinchiuse in una casa di vetro e sono obbligate a eseguire le funzioni vitali insieme. La fratellanza della mosca viene così riscoperta solo in momenti tragici.

Ma chi è la mosca? Chi è veramente il portatore del contagio? Siamo noi, esseri umani.

L’idea dell’opera nasce nel 1969 in pieno clima di guerra fredda e di missioni spaziali sulla Luna. Qualche mese prima l’Apollo 9 non venne lanciato sulla Luna perché l’astronauta Schweickart starnutì all’interno del proprio casco della tuta spaziale. Il generale americano si era malato di “influenza spaziale o febbre di Hong Kong”, un virus, simile all’odierno Covid-19, che fece oltre 1 milione di morti nel mondo nel 1969 – ’70. In Italia venne contagiato un italiano su quattro. Così il mondo è costretto a fermarsi, allora come adesso. Non importa se sei la più grande potenza economica, se sei l’uomo più potente al mondo, lo stop è obbligatorio.

Così l’uomo-mosca, 3-4 come una famiglia, viene rinchiuso in una casa di vetro, costretto a mettere da parte qualsiasi forma d’odio, a collaborare ma soprattutto a riflettere con attenzione alle cose primordiali della vita. L’uomo in momenti tragici capisce che in realtà non è nient’altro che una mosca. Diceva Shakespeare nel Re Lear “Noi siamo per gli Dei come le mosche per i monelli”: ci uccidono per il loro spasso”. L’unica forma di difesa che ha l’uomo è quindi nella fratellanza, peccato però che “la fratellanza è solo nell’epidemia” (Elio Marchegiani).