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Igor Mitoraj

Igor Mitoraj, “Le mani”, 1980, bronzo

Sono stata a visitare la sede fortemarmina di Oblong, galleria fondata da Mara Firetti, Paola Marucci ed Emanuela Venturini e che ha la sua base principale a Dubai.

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L’intera metà dello spazio espositivo della galleria è stato utilizzato per una mostra dedicata ad Igor Mitoraj (1944-2014).

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L’artista polacco, in una delle sue tanto odiate interviste, racconta delle iniziali difficoltà che ha riscontrato nella Polonia del dopoguerra, quando studiava arte ed era a volte obbligato a dipingere in bianco e nero perché non si trovavano i colori. Di come questa situazione lo abbia costretto a emigrare a Parigi, e solo lì ricevette il consiglio di spostarsi a Pietrasanta, città ricca di marmo e di fonderie e dove poi aprì uno studio nel 1983.

La città, per rendergli omaggio, ha iniziato nel 2019 i lavori per un museo a lui interamente dedicato.

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Mitoraj non amava parlare delle sue opere.

“L’artista non dovrebbe mai parlare delle sue opere” – diceva – “perché quello che ha fatto ha fatto, non c’è bisogno di illustrare e commentare”, e detto questo lasciava che fossero le opere stesse ad esprimersi.

Igor Mitoraj, “Eros bendato”, 1986, bronzo

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Immediatamente appare il forte legame con la classicità, con l’antica Grecia che però viene sviluppato diversamente da Canova e da tutti i neoclassici.

I suoi lavori non volgono alla ricerca della perfezione formale, piuttosto rappresentano figure mutilate, crepate non tanto come vittime della distruzione, piuttosto come testimoni della drammatica azione del tempo che passa e che non ci arriva integro ma frammentato.

Tutto questo porta ad una riflessione profonda sulla caducità dell’esistenza e sulla fragilità umana (rappresentata alla perfezione da una delle figure preferite di Mitoraj, “Icaro” che, come l’umanità odierna, sfida i limiti senza aspettarsi delle conseguenze).

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L’artista ha creato soprattutto opere in marmo ed in bronzo, realizzate tramite l’antichissima tecnica a cera persa, a rimarcare nuovamente il legame con l’Ellade.

Igor Mitoraj, “Asclepios”, 1988, bronzo