Recensione mostre

“Truly”: Fabio Viale a Pietrasanta (LU)

La celebre testa tatuata del David di Michelangelo

Al termine della mia consueta estate in Versilia non posso che citarvi la mostra “Truly” di Fabio Viale in scena a Pietrasanta. Vista in due occasioni, di giorno e di notte, devo ammettere che riesce a instaurare un ottimo dialogo con gli spazi pubblici della città: il Duomo e la sua piazza e la Chiesa di Sant’Agostino coi suoi Chiostri. Viale (Cuneo, 1975) scultore eclettico del marmo, si serve del medium tradizionale della scultura per lavorare in due modi. La prima attitudine è prevalentemente scultorea in cui l’artista lavora sul materiale-marmo al fine di trasformarlo in un’altra materia creando un’illusione percettiva e tattile dell’opera. Così facendo il marmo viene snaturato della sua tradizionale monumentalità e viene reso leggero, fragile e spettacolare come possono essere dei sacchetti di carta da popcorn, dei cesti di frutta, delle cassette di legno o un aeroplanino di carta. A questo proposito fa riferimento anche l’opera inedita “Le tre Grazie”, ospitata nella Chiesa di Sant’Agostino, in cui Viale, tramite sapiente uso del marmo, realizza tre grazie contemporanee che spiccano, di certo non per la bellezza e sensualità femminile come in quelle celebri del Canova (“Le tre grazie” 1812-1817), ma per la violazione della libertà femminile nei popoli algerini di Ghardaia.

“Le tre grazie” di Fabio Viale dentro alla Chiesa di S. Agostino

Il secondo approccio al marmo di Fabio Viale si concentra invece sulla costruzione dell’immagine. Ecco le sculture tatuate, tra le opere più instagrammate e pop dell’artista. Con queste opere l’approccio scultoreo passa in secondo piano e viene messa in luce una nuova modernità in chiave internazionale basata sul rapporto Alto-Basso e Oriente-Occidente (che connota un po’ tutta la poetica dell’artista). Da una parte il marmo bianco di Carrara, celebre per i capolavori monumentali della storia occidentale e dall’altra i tatuaggi ricreati con stilemi orientali e giapponesi o latino-americani. E ancora, da una parte la scultura di marmo, simbolo di bellezza alta e solenne e dall’altra il tattoo, allegoria del basso delle periferie dei gangster o trapper.

La Venere di Milo tatuata in dialogo col Duomo di Pietrasanta

Truly, di Fabio Viale (28/06/2020-4/10/2020)
Piazza Duomo, Chiesa e Chiostro di Sant’Agostino, Pietrasanta