Divulgazione d'arte Riflessioni

Saul Fletcher: quando l’artista diventa uomo?

Di recente la fondazione Pinault ha deciso di rimuovere dalla mostra “Untitled” presso la sede di Punta della Dogana, Venezia, l’opera “Don’t let the darkness eat you up” dell’artista inglese Saul Fletcher. Il motivo? L’artista nella notte di mercoledì 22 luglio ha ucciso la moglie a coltellate e poi si è suicidato.

“Don’t let the darkness eat you up” – Saul Fletcher

Il direttore Bruno Racine spiega che «Per esprimere il lutto, abbiamo optato per la rimozione fisica dell’opera,che rimarrà però in catalogo, a dimostrazione di come non si tratti di un atto di cancellazione, ma di un segno di cordoglio». La moglie assassinata infatti era Rebeccah Blum, curatrice americana di fama internazionale direttrice a Berlino delle gallerie Aurel Scheibler e David Nolan (New York).

Ora, con questo articolo, non si vuole dare l’ennesimo giudizio morale, del tipo che è stata una scelta giusta o sbagliata, buona o cattiva, ma si vuole indagare sugli effetti esistenti fra uomo e artista. Alcuni sostengono che l’artista non è l’uomo, altri affermano il contrario. Quello che spesso viene frainteso – non saremmo altresì nel tempo della povertà (culturale) assoluta (“Durtfiger zeit” di Heidegger) – è che il giudizio artistico di un’opera è un giudizio di conoscenza di un linguaggio che nulla ha a che fare col giudizio morale. L’artista, che sia pittore, musicista, poeta non deve essere per natura un buon samaritano. Così come non deve essere per forza un bohemien, o ancora peggio un assassino o uno stupratore. L’esempio più celebre è il Caravaggio, omicida e frequentatore di postriboli, come è stato immortalato da Milos Forman (lo stesso regista che poi ha inquadrato la vita sregolata di Mozart).

L’opera in mostra a Punta della Dogana, Venezia

Già ci ammoniva Schopenhauer su questo. Una notte i suoi allievi lo vedono uscire da un bordello e gli domandano”Maestro anche lei qui? Dopo tutto quello che ci ha detto in ordine alla castitá” e lui risponde ” Non dovete mai giudicare la filosofia dalla condotta di un filosofo”. L’uomo va condannato, ma l’artista è un’altra cosa. La storia è piena di artisti, che senza l’immersione nella follia, senza schizofrenia, non sarebbero mai stati in grado di concepire l’opera d’arte. D’altronde l’arte non è mai una cosa tranquilla (“Tutta l’arte è in rapporto con la morte” diceva Rothko), è una cosa che inquieta e allo stesso tempo ti porta al sublime. L’artista non è padrone dell’arte, ma è l’arte ad essere padrone dell’artista.