Artisti Divulgazione d'arte

Antonio Nocera, Jimenez Deredia e Stefano Bombardieri

Antonio Nocera, “Clio”, 2015, bronzo

Antonio Nocera è un artista estremamente poliedrico. Passa con incredibile naturalezza dalla pittura alla scultura, all’incisione ed al collage.

Il legame con l’infanzia è potente nelle sue opere che richiamano ambienti fiabeschi e personaggi fantastici, mitologici capaci di stimolare ricordi e fantasie prese direttamente dal passato di ognuno di noi. È un fanciullino che non si è mai completamente svegliato dal torpore dell’età più spensierata.

A differenza del “ragazzo terribile” che era Pino Pascali con le sue opere giocose e geniali, Nocera non è interessato a richiamare l’azione gioco piuttosto risalta la condizione mentale fantasiosa che nasce dalla relazione intima sviluppatasi tra l’immaginazione infantile e le figure che la popolano.

Un valido esempio per quanto riguarda l’opere di Nocera è “Clio”, realizzata in bronzo patinato con la tecnica della fusione a cera persa nel 2015.

Chi viene richiamata è ovviamente la figura derivante dalla mitologia greca, la prima delle nove muse (tutte rappresentate dall’artista), figlia di Zeus e Mnemosine e protettrice della storia e del canto epico. Colei insomma che molti di voi probabilmente ricorderanno invocata da Omero nei proemio dell’Iliade con:

“Cantami o Diva, del pelide Achille 

l’ira funesta, che infiniti addusse 

lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco,

generose travolse alme d’eroi…”.

Colei che conosce il passato degli uomini e che ispira i poeti e gli aedi perché questo non sia dimenticato, figura che ricorre nel tempo, con forme diverse ma sempre presente tanto che non sarebbe troppo azzardato fare un paragone del tipo Clio : Omero = Angelo : Evangelisti.

La Clio di Nocera, con l’eleganza propria delle divinità, ha la metà del volto coperta da una nuvola di farfalle che quasi prendono il posto della chioma avvolgendo la figura in un turbinio quasi estatico. Come simbolo della libertà e del cambiamento spirituale le farfalle si aggrovigliano intorno alla figura che meglio personifica la storia dell’umanità, gridando il diritto di ogni uomo ad essere libero, anche di sognare, come se fosse un bambino.

Jimenez Deredia, “Studio sulle proporzioni della donna sferica”, 2020, marmo di Carrara

Jimenez Deredia, è un artista costaricano nato ad Heredia. Deredia infatti è un nome d’arte nato dalla crasi di de-Heredia ovvero “proveniente da Heredia”.

La sua attività di scultore inizia proprio in Costa Rica dove mostra una forte attenzione per lo sviluppo delle forme organiche modificate dall’ambiente e per la forza di gravità.

Giunto in Italia, scopre il bronzo e soprattutto il marmo proveniente dalle cave di Carrara che imparerà a lavorare magistralmente, realizzando opere, come lo “Studio sulle proporzioni della donna sferica”, in cui diverse lavorazioni (in questo caso sulla schiena, sulle mani e sul volto) si integrano perfettamente in un tutt’uno armonioso e coerente.

Dagli stimoli del Rinascimento fiorentino, che lo portano verso una nuova concezione di vita, e dal recupero della cultura precolombiana delle sfere granitiche prodotte dai Boruca nascono le sue opere più celebri che studiano la forma, il materiale e soprattutto la simbologia legata alla sfera ed al cerchio con la riflessione riguardo al suo archetipo formale teorizzata nel Simbolismo Trasmutativo (che insieme a quello Astrologico e quello Magico-alchemico venivano utilizzati nei luoghi di culto dai fedeli, spesso pellegrini, come simboli testimoni della loro devozione e propiziatori per purificazione, guarigione e un avvenire favorevole in generale). Questa teorizzazione della sfera ha condotto Deredia fino alla creazione de “La Ruta de la Paz” che colossale progetto che prevede la realizzazione, in nove paesi del continente americano, dal Canada fino alla Terra del Fuoco, di altrettanti complessi scultorei monumentali riconducibili al principio cosmico della sfera.

Stefano Bombardieri, “Elia e l’elefante”, 2019, bronzo policromo

Stefano Bombardieri, infine, iniziato alla scultura dal padre, anch’egli scultore, comincia realizzando opere figurative ispirate a Balla e Boccioni. 

Solo in un secondo momento della sua vita artistica decide di dare una svolta filosofica alla sua arte concentrandosi su temi come il tempo, e la sua percezione, l’uomo e il significato dell’esistenza e l’esperienza del dolore nella cultura occidentale.

Realizza in bronzo o in resina figure di animali selvatici come rinoceronti, ippopotami o elefanti sospesi, intrappolati o schiacciati da una pila di bagagli.

L’aspetto così realistico degli animali rappresenta la “verità” stessa, motivo per cui sono così inquietanti, parte da una realtà tangibile per giungere a mondi interiori e personalissimi.

Questo artista, anche da un punto di vista di mercato, ha avuto un fortissimo successo durante questo 2020 poiché, tutta la situazione di pandemia globale creata dal Covid-19 ha reso i significati delle sue creazioni molto più vicini e comprensibili per ognuno. 

Il tempo sospeso che ha la pesantezza di un elefante, immobile e statico, ad esempio, esprime esattamente ciò che stato il vissuto della quarantena e instaura quindi con l’osservatore un legame profondo richiamando momenti intimi, difficili ed inaspettati.