Interviste Street Art

Intervista a Corn79

Corn79, facciata, Torino, 2015

Preparazione del muro

Allora questo dipende molto dal tipo di intervento. Nel senso che se è un intervento commissionato cerco di preparare al meglio la superficie e di usare prodotti più di qualità possibile, in modo che il muro regga il più possibile nel tempo. Se invece sono opere mie non commissionate, dipende un po’ dal contesto, perché mi piace realizzare opere più veloci in luoghi abbandonati o in spazi residuali, ed in quel caso assolutamente non do nessun tipo di primer. Anzi magari cerco proprio delle superfici rovinate per andare anche magari ad interagire con un muro che ha già una sua storia ed una sua texture, per esempio muri con le muffe o con infiltrazioni, con le piante che ci crescono sopra. Tanto se lo fai in uno spazio dove vai solo per fare la foto non importa quanto durerà. Che poi è divertente tornare in questi spazi dopo un po’ di tempo, magari ci torni dopo due o tre anni e vedi come il tempo ha influenzato il disegno. Mentre se commissionato o se è un lavoro importante cerco sempre di prestare attenzione al farlo durare il più possibile. Ed in quel caso innanzi tutto guardo lo stato del muro, se ci sono infiltrazioni o altro cerco di richiedere sempre che venga sistemato l’intonaco dal committente e poi io mi occupo di solito di dare un fissativo e poi di usare vernici da esterno.

Io solitamente lavoro con super lavabili da esterno che hanno una resistenza simile a quella del quarzo. La farina di quarzo è una delle più usate per la decorazione delle facciate, però il super lavabile ha la differenza che è meno poroso quindi siccome io faccio le grosse campiture a pennello e rullo e poi i piccoli dettagli a spray, avere una vernice di base che mi assorbe meno mi permette poi di avere una resa migliore con lo spray. Perché assorbendo meno la superficie, devo dare meno passate, il colore rimane meno a chiazze ed è meglio, è più veloce e più duraturo.

Poi uso sia pennello che spray anche perché mi piace avere una diversa resa dei materiali, per il fatto che magari uno può essere più opaco, l’altro semi lucido, e mi piace giocare sul fatto che magari dal vivo, con il riflesso del sole, con le linee geometriche che faccio, i dettagli magari finali che sono a spray e che sono leggermente più lucidi dei fondi a rullo e che sono esposti al riflesso del sole, magari fanno vibrare di più il colore.

Sketch

Dipende dalle volte. Se sono opere importanti o commissionate cerco di fare un progetto abbastanza preciso, soprattutto se si parla di facciate, anche perché non ti puoi permettere di sprecare troppo tempo per fare cambiamenti o correzioni sul posto. Il costo dei cestelli elevatori di cantiere è sempre molto elevato quindi devo cercare di ottimizzare i tempi, facendo dei progetti molto precisi. 

In altri casi mi piace fare dei progetti molto approssimativi, studiare di più i colori, e poi improvvisare un po’ sul posto. Diciamo che per me quello è più divertente. Se devo fare un disegno per divertimento mio o per ricerca mia preferisco sempre lasciare un po’ di spazio all’immaginazione e all’improvvisazione sul posto. E questa è una cosa che deriva molto dai graffiti che spesso ti portano a lavorare in condizioni precarie ed improvvisate e che ti portano a dover adattare il lavoro alla situazione.

Sketch su carta o in digitale?

Diciamo che faccio prima degli studi preliminari a matita o a penna su carta e poi nel caso debba fare dei disegni più precisi vado a rielaborarli ancora con il computer e quindi a colorarli, a fare il render o il moke up. 

Trasferimento del disegno su muro

Diciamo che mi sono studiato tutta una serie di tecniche adesso. Mentre nei primi periodi è stato molto complicato. All’inizio facevo graffiti, e facevo anche il grafico un po’ alla buona per amici, organizzando per anni festival di musica elettronica, e facendo i flyer per le feste. Ad un certo punto mi sono chiesto: “ma perché non mischiare i graffiti con il mio percorso da grafico?”. 

Anche perché io sono sempre stato appassionato di tutti i disegni geometrici, del disegno tecnico. E quindi le cose che facevo con il computer o che da ragazzino facevo con il compasso, righello e squadra a scuola ho cominciato a ragionare su come potessero essere trasferibili su muro, ed alla fine non è niente di così complicato. 

Per un cerchio basta un cordino, un chiodo e ti tracci tutti i cerchi che vuoi. Pianti un chiodo, prendi un pezzo di cordino e via ti fai un compasso artigianale.

Per tirare le linee dritte, più geometriche uso il batti filo con il gesso, e quello ti fa tutte le linee dritte, e poi a seconda di quanto voglio essere preciso o ripasso a mano libera le linee fatte con la battitura, oppure se voglio essere super preciso uso degli stencil o delle dime in legno dello spessore di cui voglio la linea e ribatto tutte le linee con lo spray. E sì queste cose si usano da millenni ma alla fine sono anche le più semplici. La cosa che ho sempre evitato di fare è usare il proiettore per il semplice fatto che il proiettore ti limita troppo. Devi avere la corrente, devi essere alla distanza giusta, ti devi portare dietro il proiettore, devi farlo di sera, e poi diventa una perdita di tempo secondo me. A meno che uno non debba fare un lavoro veramente enorme. Però anche lì se ti studi un po’ le tecniche, puoi farne tranquillamente a meno. Poi negli anni ho visto tanti amici che a forza di usare solo il proiettore si sono dimenticati come si disegnava quasi, avevano perso la mano. Anche perché poi la traccia, almeno per me, è la cosa più difficile, un volta che ho fatto quella vado diritto per la mia strada senza nessun problema. Ci sono invece miei colleghi che magari fanno cose più pittoriche e magari per loro non è proprio così perché facendo velature e sfumature magari il processo è un po’ più complesso. Diciamo che io cerco di concentrarmi di più per quanto riguarda la traccia e poi vado molto tranquillo. La traccia è la parte un po’ più stressante.

Colori? Hai detto super lavabili per esterno da applicare a pennello e rullo. Invece per le bombolette?

Quelle che preferisco sono le Montana tedesche Black e Gold, che sono quelle che hanno la maggior durata nel tempo. E sono anche quelle che si bloccano meno. Sono assolutamente il prodotto migliore che si possa trovare sul mercato al momento. 

Per me l’uso e l’abbinamento del colore è una cosa fondamentale. 

Ultimamente sto dando molta importanza all’uso del nero e penso gliene darò sempre di più. Sto cercando di lavorare proprio sul negativo e positivo, dando delle grosse campiture di nero mischiate poi con un forte impatto cromatico, usando colori abbastanza forti con altri impatti cromatici, cercando di usare sempre colori armonici tra di loro. Poi però dipende sempre dal tipo di contesto, ultimamente sto facendo robe molto colorate ma perché è un periodo in cui mi piace sperimentare di più con il colore, e anche perché nei lavori che ultimamente mi sono stati richiesti, il colorato era meglio. Non so ho dipinto uno stage di un festival di elettronica in Umbria, e lì il contesto non mi ha costretto ma comunque mi guidava verso un uso del colore abbastanza massivo. Prima ancora ho fatto un intervento su un municipio a Tempio Pausania, in Sardegna, dove ho voluto usare colori molto forti, perché era un centro storico ma era un intervento temporaneo quindi funzionava molto dire “ok è un intervento che dura solo un mese in un contesto con colori abbastanza spenti e tristi, allora dei colori accesi e vivaci sono la scelta migliore”. Fosse stato un intervento permanente in un centro storico allora l’avrei ragionata in un modo completamente diverso. Se ti vai a guardare il lavoro che ho fatto qualche anno fa a Villa Lagarina, vicino a Rovereto (avevo fatto un workshop a Rovereto ed in concomitanza mi avevano fatto dipingere una parete del municipio di questo paesino vicino) ho creato una cosa completamente diversa. Lì, siccome il contesto era particolare perché c’è una chiesa importante ed antica lì vicino, ed il municipio era nuovo e quindi molto freddo, ho realizzato un’opera super delicata che riuscisse ad integrarsi al meglio con il contesto. Anche perché sarebbe stato un pugno in un occhio fare una cosa super colorata accanto ad una chiesa del 1500-1600. Quello è anche un po’ il mio modus operandi, nel senso se sono in contesti grigi e tristi allora cerco di essere molto colorato. Invece se sono in contesti più delicati, centri storici o altro cerco di essere più elegante. 

Tappini

Uso tendenzialmente 3 tipi di tappino. Uso:

  • i super fat per fare i riempimenti e le sfumature g
  • gli skinny level 1 per fare tutte le linee più precise, 
  • i needle cap, che sarebbero i tappini ad ago, che ti permettono di fare una linea molto lunga perché hanno una valvola molto aperta quindi fanno passare un sacco di vernice, ma l’ago mantiene il tratto sottile, quindi uno riesce a fare delle linee sottili molto lunghe e precise, essendo abbastanza veloce e, a differenza degli altri tappi, ottenendo delle linee più nette e precise. Questo non lo usa molta gente, io lo uso perché con le geometrie per me è l’ideale, ma molta altra gente non se ne fa niente di un tappino così.

A me comunque piace sperimentare molto.

Rifiniture

Quello assolutamente no perché appiattisce il disegno. No anti sole, no anti ghiaccio, non do nemmeno il protettivo UV, cerco di non dare l’anti graffito. Sono un po’ contro, sia perché mi piace vedere il passaggio del tempo sull’opera, sia perché trovo che le opere di pittura pubblica o arte urbana come la vuoi chiamare, siano effimere, non debbano durare per sempre. E poi non mi piace assolutamente perché appiattiscono tutto il colore. Cioè se giocando con il colore o con materiali diversi tu crei diversi tipi di finitura per avere dei contrasti di tipo differente dando un protettivo tu appiattisci tutto l’effetto. Poi di solito sono abbastanza semi-lucidi questi protettivi quindi alzano i contrasti facendo venire fuori mille riflessi, facendo venire fuori righe fastidiose, pasticci e quindi non mi piace e non lo faccio. 

Se qualcuno me lo richiede esplicitamente, di solito, chiedo che venga fatto dopo la fine del lavoro e da qualche ditta che si occupa solo di quello. 

Tipo adesso ho fatto un lavoro in Olanda con Vesod e lì volevano un protettivo. Però è venuta una ditta a darlo perché spesso se non lo sai fare bene rischi di fare dei disastri. 

Qua per esempio hanno fatto un progetto di Lavazza grosso, in tutta Torino, dove hanno dipinto un sacco di facciate, ed hanno protetto le parti basse di queste facciate con una vernice anti graffito che nell’80% dei muri ha lasciato tutte delle macchie. E quindi boh, lascia un po’ il tempo che trova.  La cosa è anche comprensibile, loro temevano che i disegni venissero rovinati, ma allora lo fai fare ad una ditta specializzata. Anche perché lì si vede che in alto c’è la finitura ed in basso questa è diversa a causa del protettivo, vedi lo stacco del colore e magari rimane un po’ rigato. Sì ok che se qualcuno ci scrive sopra lo ripulisci, ma così ti rimane di base una mezza porcata secondo me. 

Ed in più il muro respira poco. 

Infatti in alcuni casi viene fuori proprio l’umidità ed il muro fiorisce. Questo perché le vernici che usiamo noi, ancora, fanno respirare il muro, mentre questi protettivi creano uno strato super plasticoso che è deleterio.

Tempistiche

In media un’opera grande sui 3-4 giorni. Sono abbastanza veloce. 

Se si tratta di superfici lineari sono abbastanza veloce. 

Invece per esempio a Mantova ho fatto un sottopassaggio con le colonne, che è stato una vera e propria impresa. Queste colonne tonde, con le cose geometriche e precise sono state il panico, è stato lunghissimo. Fai conto che per tutto il sottopassaggio ci ho messo un mese. Ed è stato strano perché di solito io una parete 12×2 la faccio in 3-4 giorni in media. Se devo fare un muro 10×3 in una giornata lo faccio. Dipende anche dal soggetto chiaramente, però tendenzialmente di media è così. Anche perché arrivando dai graffiti e quindi da un modo di lavorare diverso, ed avendo imparato a dipingere in un certo modo, oltre ad essere allenato, non mi piace passare troppo tempo sui lavori. 

Illegale vs legale

Ho iniziato con le scritte a metà degli anni ’90, dipingendo soprattutto treni. Mi sono allenato lì sopra quindi. 

L’approccio tecnico è cambiato perché adesso cerco di fare più attenzione ai materiali. Una volta anche perché eri ragazzino un po’ squattrinato ti adattavi a quello che trovavi. In più una volta era molto più difficile trovare gli spray, dovevamo andarli a cercare in giro a Milano. Però diciamo che anche lì ad un certo punto ho cercato di usare dei materiali migliori che anche ti permettessero una maggiore velocità di esecuzione, che nei contesti illegali è fondamentale. Meno ci metti e meno rischi. Infatti usavo spray e basta, proprio per questo motivo.

Ma ti facevi comunque degli sketch?

Quello sì. Diciamo che soprattutto sui treni cercavo di avere sempre le idee molto chiare per essere più veloce. Magari in altri contesti, di muri più tranquilli con amici ecc.. magari anche illegali ma in posti dove nessuno ci avrebbe mai detto niente, mi piaceva anche un po’ di più improvvisare. Sui treni invece ho sempre cercato di essere sempre molto preparato e di conseguenza anche molto più veloce. In più comunque si parla di lavori che erano destinati a rimanere in circolo per un po’, e se gira poi una schifezza non sei contento.

In realtà io ho smesso di dipingerli quando hanno iniziato a mettere le pellicole ed a cancellarli molto velocemente. Nel senso che eravamo abituati a fare magari un treno che girava anni e adesso invece in una settimana li puliscono. Chiaramente lì per lì ci è scesa. Queste pellicole anti-graffito, apparse intorno al 2000, sono pellicole che non fanno attaccare a fondo la vernice, perciò con delle lance a pressione d’acqua, tipo idropulitrice, i disegni saltano via. E da quando hanno fatto questa roba qui, i disegni durano un sacco meno. Poi magari per carenza di personale o altro girano anche un paio di mesi, ma tendenzialmente in una settimana massimo ogni scritta sparisce. 

Probabilmente quelli che sono arrivati dopo di noi, sono partiti con quell’andazzo lì e quindi magari a loro non ha fatto strano. Invece a me è scesa un po’ la cosa perché comunque alla durata dei lavori che faccio ci ho sempre tenuto.