Interviste Street Art

Dado, al secolo Alessandro Ferri

 

Dado, Festiva Draw the Line (6°ed.), “Studio di scrittura”, Campobasso, 2016

*L’intervista ha avuto luogo a Bologna, prevalentemente nel parco vicino casa sua dove ha iniziato a fare i primi lavori* 

Preparazione del muro 

Dipende. Dipende dal committente, che paga. Se vuole che la tua opera duri, devi lavorare in modo che accada. Anche lì c’è una divisione da fare sul fatto che la strada è la strada, questi muri, lo vedi, sono scrostati, distrutti, non vengono mai puliti o scrostati, vengono solo rimbiancati, il che vuol dire che sotto ci sono strati e strati di graffiti da circa il 1984-85. E questi muri qui, non puoi assolutamente prevedere quanto dureranno. Per fare un muro che duri (soprattutto quando te lo commissionano), devi vedere innanzitutto come è messo il muro, perciò di che intervento ha bisogno il muro, se è da stuccare, scrostare, se ha crepe e tutte quelle cose lì, perché è ovvio che se ha dei problemi il muro stesso, allora va detto, perché a quel punto se poi si scrosta è colpa del muro, (ad esempio a causa di muffe o di perdite d’acqua). 

*mi indica un muretto con striature verdi muschiate, come se ne vedono tanti*
Questo è uno dei più grossi danni che tu possa vedere, perché quando trovi muri così, vuol dire che l’acqua entra da qui (in alto) ed il muro è tutto marcio, questo non potrai mai assicurarlo perché si imbeve d’acqua, la sputa dai lati, e chiaramente disintegra il disegno. 

Se invece si ha una superficie nuova, gli si mette della cementite o un ancorante, lì oggi la chimica offre moltissimi buoni prodotti. Io lavoro molto con la Mapei o la Sikkens. Ma spesso vario. 

Poi bisogna capire se uno vuole coprire molto e allora uno usa dei colori gommosi, resinosi, molto densi, se invece la parete va fatta respirare, non puoi usare colori gommosi; in quel caso lì devi usare i quarzi, cioè tempera normale, che però ha un problema: non raggiunge mai colorazioni molto intense. È un’utopia infatti pensare ad un quarzo nero, sarà sempre grigio, magari grigio scuro, ma comunque grigio. Se te lo vendono come nero vuol dire che il tipo l’hanno creato con usando tantissimo colore, ma comunque il nero o il blu sono colori a base metallica, e quindi se ne metti troppo, a quel punto, torniamo da capo perché non respira più la parete. A volte ci sono proprio dei punti di non ritorno, o respira, e perciò se respira i colori devono essere più tenui, o usi colori più intensi ma il muro non respira. 

Poi ci sono anche differenze tra montagna e mare, anche se si parla di un appartamento che è ad 1km dal mare non importa, comunque il mare influisce con umidità, salsedine e sbalzi di temperatura, cioè deve essere una parete molto elastica perché fa abbastanza freddo d’inverno e abbastanza caldo d’estate. Quando ti commissionano un lavoro, che quindi deve durare nel tempo (spesso la committenza ti chiede proprio quanto durerà) in quel caso devi basarti sulle schede tecniche dei materiali. 

Poi puoi promettere una durata di 20 anni, (che è il massimo, perché promettere di più non è verosimile per un muro esterno) allo stato integro dell’opera, non sbiadito. Devi mettere l’anti sole, l’anti ghiaccio, ecc… a seconda di dove ti trovi.

Dado, sketch

Sketch, tecniche, restauri

Io faccio tutti gli sketch solo su carta, ed è uno dei miei lavori più importanti.
Per quanto riguarda le tecniche, sarà molto difficile per chi dovrà rimettere a posto queste situazioni qua, perché si arriva sempre troppo tardi. Ed in più oggi non c’è riconoscimento intellettuale per noi artisti. L’ingiustizia è ancora in atto, e la rabbia c’è ancora, ma non se ne parla più. L’ambiente è cambiato, tanto che non si riconosce più chi ha inventato, chi ha contribuito, chi ha lottato, chi ha imbrattato e si è fatto arrestare prima della legalità e perciò ha costruito la legalità ed ha costruito anche il tuo consenso. 70 anni comprendono tante generazioni di persone, e ci vorrebbe una presa di coscienza del sistema stesso.
Non si capisce che in realtà derivano tutti dalle stesse mamme.
Il valore, invece, viene dettato dal sistema dell’arte, anche se, invece, dovrebbe essere dettato da quelli del mestiere. Quello che voglio dire è che se io fossi un jazzista e ti dicessi che nascosto in quella baracca c’è un tipo che suona da paura, tu mi devi credere perché il jazz si muove, e la Street Art è molto vicina al jazz, al beat, è molto importante il percorso, tutte cose ora scomparse. Ora si vuole mostrare la Street Art come qualcosa in cui apparire e invece no.
Il Writing è una cosa molto più accarezzata da dio, nel senso che: 

  • è vicina alla povertà,
  • è vicino al non sense,
  • ha sempre aiutato vite di persone che una vita non l’avevano, ed in più
    ha proprio arricchito il mondo dando scopi a delle persone che scopi non ne avevano
    E questo è molto bello, e per le persone che lo vivono è proprio un evolversi da sapiens a sapiens sapiens, perciò a livello culturale ed antropologico è una disciplina molto bella ed utilissima.
    L’arte, prima di certi periodi storici, rimaneva d’élite, anche nella partecipazione, mentre con la Street Art la partecipazione diventa di tutti. Sono cose che oggi si danno per scontante, ma sono successe solo 20/30 anni fa, prima non era per niente così.
    Questi sono i dati più importanti, e tornando sulla conservazione è difficile, molto. Importante sarebbe se gli artisti, quelli un po’ più importanti che vogliono farsi conservare, cominciassero a fare delle cartelle fornite ad università o a restauratori dicendo come era il muro prima, come l’hanno trattato e che prodotti hanno usato.
    Una volta, le tecniche, erano tante ma comunque raccoglibili in 200-300, massimo 400. Oggi, invece, si parla, con solo la cartella colori della Mapei, di 1300 prodotti e tu da restauratore dovresti conoscere, per approcciarti bene ad ogni opera, tutti i prodotti di tutte le marche.
    Per esempio, soltanto per quello che riguarda i rulli, esistono: 
  • a pelo corto
  • a pelo medio
  • a pelo lungo
  • per parete liscia
  • per parete ruvida
  • per effetto puntato
  • per effetto rovinato
  • per effetto strisciato
  • quello gommoso con i puntini


È lì che si trova difficoltà. Come ha fatto quell’effetto? Al momento si cercano risposte con gli esperimenti.
Bisogna essere istruiti per restaurare qualcosa.
Io, infatti, faccio il ristrutturatore di me stesso. Spesso lavoro in centri termali, dove faccio disegni semplici, tipo una cascata o cose simili, esclusi alcuni punti in cui ho spazio anche per i miei lavori. E lì però con l’acqua e l’umidità, chiaramente, i lavori richiedono ristrutturazione, ma faccio prima a rifarli che restaurarli, perché solo la idea di riprendere i pezzettini scrostati per farmi rifare i colori con il tintometro, mi fa perdere la testa. 

Dado, Bologna, 2009


Trasferimento del disegno su muro 


Di base se è un disegno di una grandezza 1:1 o 1:2 o 1:3, lo faccio a mano libera, se invece è più grande di 1:3 faccio la quadrettatura, ma anche lì dipende da quanto è nuovo il lavoro. Nel senso che, se il disegno è molto nuovo devo avere la traccia sotto, mentre se realizzo cose che fanno parte del mio repertorio, le conosco a memoria, dopo un po’ viene d’istinto, e quindi non mi servono linee guida. Anche perché gli artisti, dopo un po’, mantengono un loro stile ed una loro gamma di colori e quindi dopo un po’ le opere diventano discipline, e con l’allenamento il virtuosismo diventa sempre più pulito ogni volta che lo fai, fino a che non si vede proprio e sembra appoggiato lì senza errori. 

Tappini 

Li uso tutti, mi piacciono soprattutto quelli molto larghi, mentre quelli sottili li uso per lavori piccoli.
Quando il lavoro è grande, anche la misura del tratto è molto grande, perciò il segno più piccolo che fai è di cinque dita, che poi da lontano sembra sottilissimo. Poi chiaramente, se hai muri più piccoli tipo 4mx5m o 5mx6m, a quel punto scendi di gamma e usi tappi più piccoli. Anche lì però è un mondo vasto, perché c’è anche chi gioca sul segno, facendo molta attenzione ai tappi da usare. 

Interno ed esterno 

In interno magari utilizzi cose un po’ più raffinate, un po’ più di grana liscia, e ti preoccupi di non fare troppa puzza, che è un problema per il cliente. Esistono anche colori che non puzzano come le bombolette all’acqua, ma in generale puzzano un po’ tutte. 

Rifiniture 

Le principali che uso sono l’anti sole, l’anti ghiaccio, e l’anti muffa, in base a dove sono. Cioè se sei in un interno non metti l’anti sole o l’anti ghiaccio ma metti l’anti graffio o se hanno bambini puoi metterci l’anti graffito, che rende il muro lavabile se ci scrivono sopra. 

Tempistiche 

Dipende dalla grandezza della parete. Se è un 4 piani x 10m ci vogliono 4/5 giorni, un piano al giorno. Poi dipende anche cosa ti metti a fare. È chiaro che se vuoi fare tantissimi particolari poi ci metti 10 giorni, però sì, diciamo che sono tecniche estremamente rapide, dovute ai colori che sono tutti ad essiccazione estremamente rapida, non ci sono tempi di asciugatura, di evaporazione o di altro. Considera che tutto quello che usa un writer o uno street artist, di base, sono cose molto molto rapide, intendo sovrapponibili a distanza di 1/2 minuti. Anche perché questo tipo di arte è nata con l’illegale, che imponeva la velocità. Già il pennello ed il secchiello, per qualcosa che è illegale, sono problematici. Nel senso che, scavalcare una staccionata con un secchiello e i pennelli, o con uno zaino con gli spray ti consentono un’agilità completamente diversa. 

Dado, Without Frontiers Festival, Lunetta, Mantova, 2019