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Georges Seurat o il linguaggio della pittura

Nel giorno del suo 161esimo compleanno (2 vite fa) ritengo che sia ancora necessario parlare del dipinto “Un dimanche aprés-midi à l’île de la Grande Jatte” (1883-85) di Georges Seurat. L’opera è di certo famosissima, e se non l’avessimo ancora vista dal vivo, l’avremmo di certo studiata a scuola. Ma come spesso accade, davanti ai capolavori che hanno fatto la storia dell’arte, si perde quel significato autentico e originario che avevano in quel preciso contesto storico e ci si sofferma solamente sull’aspetto superficiale di bellezza. Ecco che il David di Michelangelo è diventato solamente ideale della bellezza maschile e non più emblema della rivalsa Repubblicana ai danni de’ Medici, ed ecco che “Un dimanche aprés-midi à l’île de la Grande Jatte” di Georges Seurat rappresenta un giorno festivo in cui le persone abbandonano i ritmi frenetici industriali per immergersi nel relax più totale.

Come sempre, provo a immergervi nelle questioni più profonde dell’arte, senza fermarmi a un giudizio di gusto, che trovo anche offensivo nei confronti di un’opera d’arte, ma che ha molto appeal su Instagram. E qual è allora l’innovazione più grande di questo dipinto? A scuola ci raccontano la storiella del “pointillisme” che fa pendant con quella dell’ “en plein air” ma in fin dei conti non si arriva mai alla vera necessità interiore (per dirla alla Kandinsky) che ha spinto l’artista a fare questa opera.

Georges Seurat (1859-1891)

L’innovazione più grande non sta nel soggetto quanto nel linguaggio. Mi spiego meglio. Dopo il Realismo in cui l’interesse stava nel raffigurare con estrema crudezza la realtà effettiva di un ceto sociale emarginato e dopo l’impressionismo in cui importava il procedimento percettivo dell’istante, con i post-impressionisti (termine orribile) l’interesse é nell’analisi degli elementi linguistici di base della pittura. Seurat ci fa vedere infatti la griglia strutturale della pittura, la sua grammatica, la sua sintassi. Non sono più rilevanti la pennellata (ecco il perchè del pointillisme) e l’esecuzione del dipinto. Quello che conta é la creazione di un linguaggio rigoroso e di riferimento, di un modello scientifico, di un sistema analitico della pittura, di un linguaggio che parlasse in modo specifico della pittura e dell’arte. Ecco quindi la scomposizione del tono nelle sue unità elementari tramite le ricerche cromatiche di Chevreul e Rood, dello spazio in una griglia fatta di linee verticali, orizzontali, diagonali sulla base delle ricerche di Charles Henry. Arte e scienza, che hanno fittissime connessioni, qui si sposano e compenetrano l’una nell’altra.

Questo dipinto é indispensabile per capire la pittura e tutta l’arte nel Novecento. Nel caso particolare della pittura, questa abbandona l’imitazione della natura e si concentra sulla creazione di un linguaggio proprio che da lì a 25 anni troverà il suo compimento nell’astrattismo. Divincolandosi dalla realtà occorre dapprima creare un sistema linguistico proprio dotato di nuove regole di riferimento. Ecco “Un dimanche aprés-midi à l’île de la Grande Jatte” (1883-85) di Georges Seurat. Ecco una domenica come tutte le altre. Ecco gli albori dell’arte contemporanea.