Artisti Divulgazione d'arte

Alighiero Boetti o l’uomo semi-immaginario

Il 16 dicembre 2020, a 80 anni dalla nascita, si è ricordato un grande della storia dell’arte non solo italiana ma mondiale: Alighiero Boetti (Torino, 1940 – Roma, 1994), o come si firmava lui per distinguere la persona dal personaggio Alighiero e Boetti.

Ma chi era Alighiero? E Boetti?

Alighiero era la parte più eccentrica, stravagante, esuberante mentre Boetti era la parte più matematica, razionale, quadrata. Come chiunque altro. Ogni soggetto umano non vive solo nella realtà ma abita anche il mondo dell’immaginazione, della fantasia. La differenza sta nel fatto che l’artista, citando Andy Warholproduce cose di cui la gente non ha alcun bisogno ma che lui − per qualche ragione − pensa sia una buona idea darle”. Per questo l’arte si dice essere inutile, perché non ha alcun risvolto pratico nella vita reale di tutti i giorni. Ma allo stesso tempo per l’arte sono inutili tutte le cose reali se non viste con gli occhiali dell’arte. Per questo Boetti sosteneva: “Io credo di fare dei lavori che tutti potrebbero fare, però che poi stranamente nessuno li fa. Perché nessuno presta caso a queste cose, o non fa i collegamenti, le relazioni, o non trasferisce un elemento da uno spazio all’altro”.

Gemelli (1968), Courtesy Archivio Alighiero Boetti ©

La visione del mondo di Boetti era fortemente intrisa da questa duplicità, apparentemente contrastante ma in realtà simile. Dalle ultime scoperte neuroscientifiche si è dimostrato che non esiste grande differenza a livello neurofisiologico fra quello che Martin Heidegger chiamava lo zuhanden, il mondo a portata di mano, il mondo reale, fisico e il vorhanden, il mondo davanti alla mano, quello immaginato, di fantasie sul reale.  Le neuroscienze ci fanno esplorare la possibilità di far derivare la vorhanden dalla zuhanden attraverso il processo della simulazione incarnata, meccanismo relazionale tipico del nostro organismo che trascende il corpo pur rimanendone all’interno (coinvolgimento empatico). Le neuroscienze ci dicono che non esiste un gran confine tra realtà e immaginario, fare e immaginare di fare e sentire e immaginare di sentire si fondano sull’attivazione di circuiti cerebrali in parte identici.

Courtesy Archivio Alighiero Boetti ©

Questo ci aiuta per capire la poetica del doppio di Alighiero e Boetti, cifra stilistica dell’artista, che vedrà la consacrazione pop con la serie degli arazzi: lettere, che diventano motti, inserite in griglie colorate: “Non parto non resto, il progressivo svanire della consuetudine, dall’oggi al domani, etc”. Consacrazione pop che dialogherà con il lato più trascendentale dell’artista. Infatti il conte Alighiero Boetti, proveniente da una famiglia nobile – il padre, Corrado, notaio e la madre Adelina Marchisio, violinista e ricamatrice – approda all’arte da autodidatta dopo aver lasciato gli studi di Economia. Si appassiona fin da giovane alla matematica, alla musica ma anche all’alchimia e alla filosofia e rimane affascinato dalla figura di un suo antenato che gli cambierà la vita: il monaco domenicano Giovanni Battista Boetti (1743-1798), missionario e forse anche agente segreto che trascorse gran parte della sua vita in terre caucasiche sotto il nome di Profeta Mansur.

Courtesy Archivio Alighiero Boetti ©

Dopo aver partecipato alla guerriglia dell’Arte povera tra il 1967 e il 1971, Boetti si trasferisce a Roma nei primi anni Settanta e negli stessi anni scopre il Medio Oriente, sulle orme dell’antenato, in particolare l’Afghanistan, dove compra un albergo, l’One Hotel e dove, nel 1971, realizza il suo primo ricamo: due pezze di stoffa con due date, 16 dicembre 2040 – 11 luglio 2023, il centenario della data di nascita dell’artista e quella presunta per la sua morte. Il ricamo costituirà la voce più pop del suo lavoro anche se non si fermerà solamente a questo medium per la sua personalissima ricerca e sperimenterà sulla quantificazione dei fenomeni tendenti all’infinito e imperituri come il tempo, i numeri e la combinazione combinatoria di forma-colore (“I quadri, le opere d’arte, sono sorgenti continue di parole e di pensieri, Ma il cerchio non si chiude. C’è sempre questa rotondità per cui le cose sono infinite, continuano e variano”); lo scardinamento dei confini linguistici, culturali e sociali prefissati e l’arbitrarietà del controllo dell’artista sull’opera.

Estate (1970) – Courtesy Archivio Alighiero Boetti ©

Prerogativa dell’opera di Boetti è infatti quella di non realizzare o quanto meno non decidere il risultato finale. A differenza però dell’atteggiamento concettuale di Duchamp lui non si basa su oggetti ready-made e industriali ma all’opposto fa realizzare le sue opere principalmente da terzi con spiccate qualità e doti artigianali che impreziosiscono l’opera dal punto di vista anche decorativo. Questa è un’altra palese differenza con i Concettuali americani degli anni ’60-‘70 che esprimevano i concetti basandosi principalmente su un linguaggio freddo, minimalista e tecnologico. Boetti, con un’attitudine poverista, si esprime con mezzi volutamente antitecnologici, preindustriali e artigianali con tradizioni secolari come quella del ricamo. Le sue opere, sempre di natura profondamente concettuale vedono la realizzazione in un lavoro collettivo.

Lo spettatore viene fascinato dalle immagini di Boetti in tutti e tre i livelli citati da un grande teorico del cinema e dell’immagine come Victor Oscar Freeburg:il fascino visivo, il fascino emotivo e il fascino intellettuale“. Boetti è di certo uno dei più grandi artisti poichè capace di fondere il lato primitivo, primordiale, a tratti sciamanico, con quello più cerebrale, complesso e intellettuale. In lui, come in pochi altri, questa dualità emerge in un equilibrio senza precedenti. Il pop conosce la sperimentazione. L’immediatezza dialoga con la lentezza. Il reale sposa l’immaginario.

Courtesy Archivio Alighiero Boetti ©

Il lavoro della Mappa ricamata è per me il massimo della bellezza. Per quel lavoro io non ho fatto niente, non ho scelto niente, nel senso che: il mondo è fatto com’è e non l’ho disegnato io, le bandiere sono quelle che sono e non le ho disegnate io, insomma non ho fatto niente assolutamente; quando emerge l’idea base, il concetto, tutto il resto non è da scegliere”

ALIGHIERO BOETTI