Divulgazione d'arte Opere

Buone feste da AAC!

Com’è consuetudine con l’ultimo articolo dell’anno si tende a fare un bilancio e a preannunciare gli sviluppi futuri. Lo voglio fare con un’opera in particolare, secondo me estremamente significativa per diversi motivi. L’opera si chiama “Adorazione dei pastori” (1522-30), meglio conosciuta come la “Notte” ed è di Antonio Allegri detto il Correggio, oggi alla Gemäldegalerie di Dresda, ma commissionata il 24 ottobre 1522 da Alberto Pratonieri, ricco mercante di lana, per l’altare della cappella di famiglia, intitolata alla natività di Cristo, nella basilica di San Prospero di Reggio Emilia. La famiglia Pratonieri che, fra le altre cose, fece costruire l’omonimo palazzo verosimilmente da Bartolomeo Spani, il medesimo architetto e scultore locale, che alcune fonti individuano come l’artefice del rinascimentale palazzo Fontanelli Sacrati (RE), in cui avremo l’occasione di organizzare mostre di arte contemporanea nel 2021.

Basilica di S. Prospero (RE)

Ebbene si, da tempo cercavamo un approdo nel mondo reale senza perdere la nostra identità digitale coltivata in oltre 2 anni di attività sui social. L’obiettivo è sempre stato uno: divulgare l’arte provando a scardinare i tanti pregiudizi che la contornano, e forse il primo, che incontra maggiori resistenze, è proprio quello di considerare tutta l’arte come contemporanea sia che si presenti sotto forma di un’icona pop negli anni ’60 sia che si presenti come una scena religiosa nel ‘500 o per di più un animale da caccia nelle caverne quasi 20mila anni fa (proprio di questo si occupa, seppur in modo ironico, il libro “Lo spiritoso nell’arte” in crowdfunding ora con Bookabook ). Da qui la scelta di chiamarci All Art Has Been Contemporary (da cui la sigla AAC), in omaggio a un’opera neon del 1999 del grande Maurizio Nannucci, e di far rivivere l’arte di oggi in forte dialogo con quella di ieri.

Palazzo Fontanelli Sacrati, Reggio Emilia (1492)

Tornando all’opera “L’adorazione dei pastori” del Correggio, al di là del tema natalizio, ci colpisce per diversi motivi. Il primo legato alla fama che l’opera conquistò fin da subito, il secondo legato a una vicenda storica ed economica e il terzo per motivi che segnano un cambiamento nel modo di fare arte.

A sx La notte, a dx il Giorno di Antonio Allegri detto il Correggio

Dipinto tra i più celebri del Correggio, rimase nella sua sede originale fino al 1640 ed ebbe modo di essere vista ed ammirata dal celebre Giorgio Vasari, il quale scrive nelle Vite (1568) «È in Reggio medesimamente una tavola, drentovi una Natività di Cristo, ove partendosi da quello uno splendore, fa lume a’ pastori e intorno alle figure che lo contemplano; e fra molte considerazioni avute in questo suggetto, vi è una femina che volendo fisamente guardare verso Cristo, e per non potere gli occhi mortali sofferire la luce della Sua divinità, che con i raggi par che percuota quella figura, si mette la mano dinanzi agl’occhi, tanto bene espressa che è una maraviglia. Èvvi un coro di Angeli sopra la capanna che cantano, che son tanto ben fatti che par che siano più tosto piovuti dal cielo che fatti dalla mano d’un pittore». Numerosi pittori italiani e stranieri, fra cui El Greco e Rubens si recavano a Reggio Emilia per ammirarla e l’opera divenne talmente celebre che importanti collezionisti dell’epoca, su tutti , il re di Spagna, inviò il pittore di corte Diego Velazquez in città per acquistarla. L’opera rimase nella originaria Basilica fino al 1640 quando il duca Francesco I d’Este – Duca di Modena e Reggio dal 1629 al 1658 – decise di spogliare chiese, oratori e conventi di Reggio Emilia per accrescere il prestigio della sua raccolta d’arte (oggi Gallerie Estensi di Modena).

Francesco I d’Este (1638-39) – Diego Velazquez, Gallerie Estensi, Modena

L’adorazione dei pastori rimase a Modena fino al 1745, anno in cui Francesco III d’Este, duca di Modena e Reggio, fu costretto a vendere 100 opere della collezione estense all’elettore di Sassonia Federico Augusto II a causa di un forte indebitamento (la moglie parigina del duca Carlotta Aglae d’ Orleans si fece costruire nel 1723 una “Piccola Versailles” tutta per sè, oggi Palazzo Ducale o Reggia di Rivalta (RE) ndr).

Veduta del Palazzo Ducale o Reggia di Rivalta nel ‘700

Oltre alla vicenda economica, che risulta essere una delle più importanti vendite di opere di arte italiana del XVI e XVII secolo, nonché uno dei più significativi episodi del collezionismo europeo, l’opera del Correggio segna un punto di rottura con la tradizione.

Adorazione dei pastori (particolare) – la luce abbagliante

Definita da Cecil Gould come il dipinto più “anticlassico” dell’autore, la composizione del Correggio tende all’esagerazione, alla tensione e all’irregolarità. Le figure, illuminate dal bagliore proveniente dal Cristo appaiono come materia di movimento con i contorni evanescenti stesi in modo “molle e fluente” (Berenson). Questa scelta stilistica si deve a una piena aderenza testuale ai testi evangelici in cui Gesù viene definito come “fonte di luce sacra”. cioè come fonte di una luce che proclama la verità della salvezza e sconfigge le forze delle tenebre. Il contrasto luce-ombra viene enfatizzato non solo da questo esemplare utilizzo della luce resa con estrema padronanza degli effetti chiaroscurali ma anche in quello che si presenta per la prima volta come una monumentale scena notturna. Dal punto di vista pittorico, la luce si diffonde in contrasto con un ambiente dalle tinte crepuscolari per far percepire ai sensi un processo puramente spirituale. Una luce che abbaglia tutti i personaggi eccetto Maria, la madre, che lo tiene in grembo con estrema grazia con quell’incanto muliebre (Berenson) tipico delle bellezze femminili dell’Allegri.

Adorazione dei pastori (particolare) – l’incanto muliebre