Interviste Street Art

Intervista a
 Refreshink, al secolo Giovanni Magnoli

Questa è l’ultima intervista che vi propongo tra quelle che ho realizzato per la mia tesi triennale. Il protagonista è Giovanni Magnoli, in arte Refreshink, artista celebre per i suoi animali intrecciati a divertenti geometrie, nonché molto sensibile a tutte le questioni ambientali.

  • MdM: Marta del Mutolo
  • R: Refreshink

MdM: Quando ti approcci ad un muro, lo prepari prima?

Quando possibile, cerco di mantenere la texture del muro invecchiato.
Tra le varie superfici prediligo le pareti delle fabbriche abbandonate o insomma muri che hanno già di per sé una storia. Questo esteticamente potrebbe funzionare, ma tecnicamente non molto perché significa che il muro può facilmente sfogliarsi; spesso è poroso e di conseguenza umido. Naturalmente, questa volontà di fare disegni in luoghi abbandonati, mette in preventivo il loro essere effimeri. La speranza è quella di far vivere poi il lavoro in pubblicazioni, siano esse  sul web o su  carta. Quando invece il lavoro deve durare nel tempo, soprattutto per le commissioni, do un fondo per avere una buona base su cui lavorare, addirittura un primer se il muro e grezzo o di cemento armato.  Ultimamente creo una base con i colori acrilici o i colori ad acqua, applicati con pennello o rullo, per poi definire o sfumare e fare dettagli con la bomboletta spray, per cui mischio un po’ le tecniche e gli strumenti cercando di sfruttare le qualità di entrambi.

MdM: Esegui uno sketch (bozzetto) prima di lavorare direttamente sul muro?

R: Dipende dal tipo di lavoro, ma in genere non eseguo un bozzetto troppo dettagliato, anche perché mi baso soprattutto su immagini prese da internet o da libri, visto che i miei soggetti spesso e volentieri sono animali che poi elaboro inserendo figure geometriche. A volte “improvviso” anche in base a ciò che trovo nel contesto, mi lascio influenzare dall’ambiente, mi piace interagire con il contesto. Ultimamente sto dedicando maggior tempo al progetto/bozzetto, anche perché più frequentemente si creano occasioni di lavori su commissione o festival. In questo caso, non essendo lavori di una giornata è bene studiare le composizioni, le forme e le tonalità prima, per arrivare pronti e con il materiale adeguato al pezzo.

 

MdM: Una volta che hai il tuo sketch, come lo riporti sul muro?

R: Quando realizzavo i miei primi lavori procedevo completamente ad occhio, prendendo qualche riferimento sulla superficie per poi fare la traccia principale del disegno. Ora, dipende molto dalle situazioni: la quadrettatura funziona, avere dei riferimenti velocizza molto la riproduzione. Non nego di usare a volte il proiettore, soprattutto quando mi è richiesta un’esecuzione veloce; per lavoro bisogna fare i conti con il tempo e i budget a disposizione. Quando non posso proiettare perché c’è un ostacolo, allora in questo caso viene comodo usare la vecchia tecnica dello spolvero, perché alla fine risulta essere molto pratica e veloce e  quindi la utilizzo spesso. Infine, c’è una tecnica nuova, che grazie all’aiuto degli smartphone e programmi tipo photoshop, permette di riprodurre un originale riducendo molto i tempi rispetto alla quadrettatura. In sintesi,  si fanno segni molto veloci sulla parete (per esempio crocette o lettere) per poi fotografarla; su questa base si pone l’immagine da riprodurre con una trasparenza in modo da ottenere l’immagine originale completa di riferimenti con i segni fatti sul muro, in modo tale da procedere con la riproduzione. Quando dipingo, per la maggior parte della superficie, cerco di usare la tempera acrilica, per cui la applico a rullo e a pennello, per poi fare intervenire con le bombolette. Questa è anche una mia volontà di usare il meno possibile le bombolette, prevalentemente per un discorso legato all’inquinamento, per, cui, nei limiti del possibile, cerco di ridurne l’uso. Comunque io ho imparato a dipingere con le bombolette, quindi non riesco ancora a farne a meno; ho con queste un rapporto di amore e odio.

MdM: Che tipo di colori usi, hai una marca prediletta o usi un  po’ tutto?

R: Non sono maniacale, uso i materiali che ho a disposizione senza esigenze particolari; non uso sempre la stessa marca di colori, dipende sempre dal contesto. Per gli esterni degli edifici uso il quarzo piuttosto che la bomboletta, mettendogli sopra uno strato protettivo. Diciamo che per il muro che deve durare nel tempo, a differenza della fabbrica o del luogo abbandonato, c’è un altro tipo di attenzione ai materiali.

MdM: So che hai avuto modo di provare Air Lite, spiegheresti meglio il progetto?

R: Questa è una nuova tecnologia di Air Lite ed è un prodotto dal brevetto italiano, ma commercializzato un po’ in tutto il mondo. Ha la particolarità di ridurre l’inquinamento dell’aria: 100 mq di pittura hanno lo stesso effetto di 100 mq di foresta. L’azienda sta usando il canale della Street Art per pubblicizzare il prodotto, infatti stanno realizzando varie attività. Il primo grosso progetto, è stato con Ikea nel 2016, e consisteva nel far lavorare vari artisti, provenienti da tutta Italia, nei pressi delle sedi di Ikea, per sensibilizzare la gente sul discorso sia ecologico che sociale. Infatti, con questo progetto, si donava un murales alle città che ospitano un negozio Ikea; inoltre, durante la settimana dell’evento si vendevano alcune opere, realizzate in loco, il cui ricavato andava ad  associazioni Onlus locali. Il progetto si intitolava “Ikea Loves Earth”. Le vernici Air Lite sono da usare a pennello e non a spray, quindi richiedono più di tempo nella preparazione del prodotto.

MdM: Una volta finito il lavoro esegui delle rifiniture?

R: Se un muro deve durare nel tempo applico uno strato protettivo: in genere occorre verificare lo stato della parete (se è esposta a nord,  alla pioggia e all’umidità. In base alle condizioni si sceglie il prodotto più idoneo. Diciamo che principalmente questo strato si usa contro i raggi UV, il colore per esterno ha già una composizione che lo rende  impermeabile. Nei casi in cui la superficie necessita di traspirazione è meglio evitare il protettivo e usare una vernice traspirante.

MdM: Come tanti hai iniziato con l’illegale. Cos’è cambiato da allora ad oggi?

R: Ho iniziato occasionalmente a dipingere su treni e sottopassaggi, (fine ‘80 e primi ‘90); con il passare del tempo la passione è aumentata  a tal punto da portarmi a dare le dimissioni dal  lavoro a tempo pieno e diventare freelance intorno agli anni 2000, tempi in cui ho iniziato a disegnare e dipingere con grande assiduità. Sono cambiate molte cose, all’inizio non esisteva internet e anche i materiali hanno avuto uno sviluppo significativo: i social hanno contribuito alla diffusione delle opere e degli artisti, contribuendo non poco alla crescita di questa cultura. Il mio stile è cambiato molto dall’origine, ci sono stati passaggi  molto graduali e istintivi: dai classici graffiti con lettere e puppets si è evoluto in una ricerca di soggetti legati alla natura e altri progetti ancora in fase di studio. Ai tempi facevo le lettere, come i classici writers, e guai pensare al pennello, al rullo o allo scotch, non c’era l’elasticità mentale di mescolare gli strumenti, perché bisognava usare solo le bombolette. Molti sono rimasti radicali, i writers e i graffitari puri, considerano accettabile solo l’uso della bomboletta, e tutto il resto è da sfigati, però la mentalità generale è realmente cambiata. Oggi, ciò che secondo me conta è il percorso che un artista ha fatto, con le proprie scelte, i propri stili e tecniche. Anche le etichette a posteriori (street artist, writer, ecc) sono sempre scomode e riduttive.

 

Con questo articolo si conclude il ciclo di interviste relative alle tecniche della Street Art, che come abbiamo visto spaziano da alcuni procedimenti modernissimi ad altri invece estremamente legati all’antichissima maniera degli affreschi. Il mondo dell’arte urbana è poliedrico, multiforme, πολύτροπος per usare il vocabolario di Omero, e non smette mai di stupire.

Tornerà sicuramente a far sentire la sua voce anche su questa pagina.