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La grande onda e le sue declinazioni

Sono trascorsi ben 190 anni dalla pubblicazione di una delle opere, forse la più celebre, realizzata dal maestro di silografia giapponese Katsushika Hokusai e comunemente conosciuta come “La grande onda” (sulla costa di Kanagawa). 

La grande onda sulla (o presso la) costa di Kanagawa (Kanagawa oki namiura), dalla serie Le trentasei vedute del Monte Fuji (Fugaku sanjūrokkei), 1830-31. 

Figlia del suo tempo, concepita in epoca Edo (1615-1868) insieme ad altre 35 vedute del monte Fuji, l’immagine di questa maestosa e dirompente onda, colta nel momento prima di infrangersi su uno sfortunato gruppo di marinai, è stata più volte re-interpretata e declinata dagli artisti giapponesi e non solo, trasformandosi nel tempo in una vera e propria icona a livello mondiale. 

La popolarità dell’opera di Hokusai si lega inizialmente al medesimo destino riservato alle stampe ukiyo (lett. Mondo fluttuante) che ebbero la fortuna di giungere “integre” nel lungo viaggio verso il vecchio continente: considerate di esiguo valore artistico esse venivano infatti utilizzate come carta da imballaggio per i preziosi e rari oggetti provenienti dal lontano Giappone.

La fascinazione occidentale nei confronti delle stampe giapponesi crebbe esponenzialmente grazie al collezionismo da parte di artisti e galleristi europei – fondamentali in questo senso Félix Bracquemond e Siegfried Bing – in prima linea nella promozione di questa nuova malia che conquisterà gran parte dei pittori e degli scultori impressionisti e post-impressionisti. Il folle amore per questo nuovo modo di interpretare la realtà coinvolgerà gli artisti europei di fine Ottocento e di inizio Novecento, ma non solo in campo pittorico: l’onda di Hokusai, per tornare alla protagonista di questo articolo, fu scelta dal compositore Claude Debussy come copertina del suo poema sinfonico La Mer, mentre lo scrittore austriaco Rainer Maria Rilke ne trasse ispirazione per la poesia Der Berg (dedicata al monte Fuji più che all’onda stessa). 

 

Debussy, La Mer, Copertina della partitura dell’opera, nell’edizione del 1905.
Copertina di “Le Japon Artistique”, rivista mensile pubblicata da Siegfried Bing.

I risvolti più interessanti dell’icona realizzata da Hokusai risalgono tuttavia all’epoca più vicina a noi: Andy Warhol, oltre a possedere nei suoi cassetti denominati Time Capsules silografie originali dei pittori ukiyo, dedica alla memoria del maestro giapponese l’opera The Great Wave, tracciata con i soli contorni neri che ricalcano la curva e gli artigli formati dalla schiuma della grande onda originale.

Wave – Andy Warhol, 1985

Nara Yoshitomo, tra i più celebri artisti e disegnatori giapponesi contemporanei, nel 1999 pubblicò una raccolta di disegni intitolati Ukiyo, dedicati ai più grandi maestri del mondo fluttuante, tra i quali non poteva ovviamente mancare Hokusai. Nell’opera di Yoshitomo la schiuma bianca della grande onda diventa una massa di capelli appartenente a una presenza femminile inquietante: con gli occhi sgranati e rossicci la ragazza osserva il mare stringendo nella mano un affilato un coltello, come a volerlo sfidare. Sul suo corpo, coperto da un leggero vestito grigio, compare la scritta in inglese Slash with a knife, “taglia con il coltello”, un invito a compiere un gesto ben preciso seppur totalmente inutile: il mare infatti non si può tagliare. 

Nara Yoshitomo, Slash with a Knife, dalla serie In the Floating World, 1999.

Ikeda Manabu nel 2008 prese spunto dall’opera di Hokusai per il suo disegno su carta intitolato Foretoken (premonizione): nell’opera dell’illustratore giapponese un’onda speculare a quella di Kanagawa si innalza trasportando nel suo ventre non più acqua ma palazzi rovesciati, piante, erbe, immondizia, presenze viventi e resti di tutto ciò che la traccia umana ha lasciato, in un surrealismo iper-dettagliato che sembra preannunciare un’inevitabile catastrofe. La critica di Manabu a un società sempre più viziata e consumata dai piaceri della materia è stata interpretata come una profezia vera e propria, quando, a tre anni di distanza dal suo disegno, un reale tsunami investì parte della costa orientale giapponese, provocando una apocalisse reale (11 marzo 2010).  

“Foretoken” – Ikeda Manabu, 2008

Anche l’onda di Nagao Tomoko si evolve imponente come quella di Hokusai ma, a differenza di quella di Manabu, è invasa da grandi marchi pubblicitari di catene alimentari internazionali (i prodotti di McDonald spiccano su tutti), resi attraverso colori puri e forme arrotondate, in una sorta di denuncia all’onda che ogni giorno ci soverchia carica di immagini subliminali. Dell’artista della pop art giapponese altrettanto irresistibile, oltre alle diverse versioni della grande onda (meravigliosa la sweets monster del 2014), è la “Nascita di Venere”, chiaramente ispirata all’opera botticelliana ma attraverso la scelta di una dea dai capelli verdi non più in posa su una conchiglia, ma su un modernissimo Nintendo. 

Nagao Tomoko, Hokusai-La grande onda sulla costa di Kangawa con mc, cupnoodle, kewpie, kikkoman and kitty, 2012.

La commercializzazione della Grande Onda, oltre a essere motivo artistico nell’opera di Tomoko è anche diventata, a suo malgrado, realtà: l’invenzione di Hokusai compare infatti su porta chiavi, bicchieri, cuscini, ombrelli, foulard, cravatte, porcellane, orologi e così via. La nota società produttrice di jeans Levi’s, fra le altre, ha utilizzato l’onda di Hokusai in una campagna pubblicitaria giocando con il colore del demin, richiamando il blu del mare, la Apple ha stilizzato l’onda in una emoji e Google il 31 ottobre del 2010 l’ha trasformata in un doodle, per la celebrazione dell’anniversario della nascita di Hokusai.

Campagna promozionale Levi’s

Per concludere, in un precoce sguardo al futuro prossimo, l’onda di Hokusai potrebbe trovare spazio anche sulla moneta giapponese: nel 2024 è infatti previsto il rinnovamento del layout grafico della valuta locale con la riproduzione della celeberrima Grande onda di Kanagawa.

Appurato il fatto che sin dalla sua nascita la famigerata onda di Hokusai è divenuta ben presto simbolo e motivo ricorrente nella Storia dell’arte contemporanea, continuando ad accrescere la sua popolarità e naturalmente valore (è di qualche giorno fa la notizia di Christie’s che comunica il nuovo record raggiunto dalla piccola silografia), rimane l’arcano del perché proprio questa immagine, e non altre, abbia catturato in modo così magnetico l’attenzione di artisti, collezionisti e osservatori di ogni genere, oggi come allora. 

Un enigma che difficilmente può essere spiegato razionalmente contemplando un’unica opzione o un solo parere: sicuramente all’epoca dei grandi maestri impressionisti e post-impressionisti, l’essenzialità grafica unita alla nitidezza e alla brillantezza del colore (insieme ovviamente ad altri elementi) colpì questi artisti, al punto tale da voler emulare lo stile pittorico giapponese nelle loro opere, caratteristiche che si legano bene anche a una visione del mondo colorata e immediata come può essere quella della pop art di Warhol e di Tomoko. Prospettiva interessata altresì a riflettere la contemporaneità del proprio tempo, elemento, che ci conduce verso il significato intrinseco che un’opera come questa può avere o addirittura assumere: una maestosa onda in procinto di inghiottire degli uomini che, un po’ per necessità un po’ per sfrontatezza, hanno osato sfidare un mare impetuoso e agitato, sotto l’attento sguardo del monte Fuji che immobile osserva, ancora una volta, la presunzione dell’uomo che cerca di dominare cio che non può essere domato.

Doodle

Che dire, forse un’ardita interpretazione di un’immagine troppo decontestualizzata dal contesto originario in cui Hokusai realmente operò, oppure può essere la chiave di lettura che ha portato questa precisa immagine a distinguersi dalle altre, poiché, anche se culturalmente e temporalmente diversi, è sempre facile ritrovarsi in un messaggio come questo: la natura è fonte di vita e di morte, sta a noi porre la linea di confine per godere di una o soccombere dell’altra.