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Sono stata io – Diario 1900-1999

In un giorno così importante come il 25 aprile – Anniversario della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista – vorrei porre l’attenzione, non tanto sulla solita e annosa rappresentazione della libertà nell’arte, quanto piuttosto su un’artista italiana vivente, che a modo suo ha saputo dare valore a ogni giorno dell’anno, indipendentemente da una festività o una conferita ricorrenza.

Daniela Comani (1965), da me conosciuta quasi per caso la scorsa estate al Mambo (Museo d’arte contemporanea di Bologna), è l’artefice dell’opera Sono stata io – Diario 1900-1999, un’imponente stampa su tela nella quale l’artista ha deliberatamente inserito delle frasi formulate in prima persona singolare che descrivono azioni o eventi particolari avvenuti realmente nel corso del XX secolo.

Eccone alcune:

«8 febbraio: Carson City, Nevada. Pena di morte: stanno per giustiziarmi in una camera a gas con dell’idrogeno di cianuro»

«25 aprile: Protesto contro i trasporti Castor verso Gorleben per via ferroviaria. Vengono trasportati dei contenitori con materiale radioattivo atomico consumato proveniente dalla centrale termonucleare Philippsburg in Baden-Vurtemberga. Cerco di impedire il trasporto nel magazzino provvisorio a Gorleben in bassa Sassonia»

«9 luglio: A Straßlach, nei pressi di Monaco di Baviera, uccido con una bomba il manager della Siemens Karl Heinz Beckurts e il suo autista»

«31 agosto: Lady Diana muore assieme al compagno in un incidente automobilistico a Parigi. Ma io volevo solo fotografarla!»

«16 novembre: Islamabad. Vinco le elezioni parlamentari in Pakistan. Sono la prima donna che viene eletta al vertice di uno stato islamico»

Originaria della città di Bologna, Daniela Comani studia presso l’Accademia di Belle Arti e il Dams trasferendosi successivamente, nel 1989, a Berlino. Nella capitale tedesca l’artista italiana prosegue la sua formazione artistica, nonché l’attività di ricerca e quella espositiva, lavorando sui temi del tempo, della classificazione, dello sguardo dal di fuori, del genere, del diario, regolati sui supporti della fotografia, del collage di video e della forma-libro.

Daniela Comani, Matrimonio Felice, 2003-2011, piezo print su photo rag, cm 50 x 60

Prende forma in questo modo il progetto Sono stata io – Diario 1900-1999 come spiega l’artista stessa in una breve video-intervista[1]: «Nel corso del tempo, alla fine degli anni Ottanta, ho cominciato a raccogliere articoli di giornale, foto, riviste, news (…). Soltanto nel 1999, ho cominciato a raccogliere questo materiale in modo sistematico, creando un piccolo archivio personale con soltanto il materiale verbale»

Le testimonianze contenute in questo diario – realizzato in diverse lingue – presentano dunque aneddoti e avvenimenti non legati alla sfera intima della vita dell’artista, bensì a eventi e fatti storici realmente accaduti. Così, cronache e voci di personaggi importanti e momenti rilevanti si susseguono l’un l’altro in ordine cronologico di giorno, ma non di anno: ad esempio la prima azione riportata risale al 1° gennaio 1919 e consiste nella frase “Oggi a Berlino ho fondato il Partito Comunista Tedesco”, mentre la seconda, datata 2 gennaio, documenta un fatto avvenuto nell’anno 1992, riportando un’azione completamente differente: “Berlino. Vengono aperti al pubblico gli archivi della STASI (Servizio per la Sicurezza dello Stato della Repubblica Democratica Tedesca): da oggi ho il diritto di esaminare i miei atti”.

Daniela Comani, Ich war’s. Tagebuch/ Sono stata io. Diario /It was me. Diary 1900-1990, Stampa tela vinilica/ stampa fotografica diretta, cm 600 (la) 300 (a), (2006 – 2007), MAMbo

La struttura scelta è infatti quella del calendario, dal 1° gennaio al 31 dicembre: al 31 dicembre succede un altro primo gennaio, così le date e i luoghi cambiano ma la tipologia dei fatti si ripete. Come in un vero diario gli avvenimenti descritti sono riportati in prima persona affinché l’io narrante assuma sia il ruolo di artefice che di vittima, identificandosi come l’autrice dei fatti che hanno segnato la storia di un intero secolo: «L’idea base era quella di avere questa persona, che come il narrante racconta tutte le vicende veramente accadute in prima persona, come se un giorno fosse l’artefice e il giorno dopo la vittima».

Daniela Comani, It Was Me. Diary 1900-1999 / Sono state io. Diario 1900-1999, 19 x 12 cm, 80 pagine, copertina morbida, 2016 Archive Books, Berlin

Questo viaggio lungo nel secolo breve è inoltre segnato da una scelta non casuale degli avvenimenti e degli aneddoti storici, ma viceversa, strettamente personale: nell’avvicendarsi di guerre, delitti, suicidi, rapimenti, città che vengono distrutte, ricostruite e ribattezzate, l’io narrante assume il ruolo di avvicinare il fruitore alla storia raccontata favorendo l’idea base dell’opera, ovvero quella che ognuno di noi si possa identificare con la storia in una fruizione non collettiva ma personale.

Particolare dell’opera

«8 maggio: La colpa come l’innocenza non è collettiva ma personale. Dal mio discorso alla Camera dei deputati tedesca nel giorno dell’Anniversario della Liberazione»

In un susseguirsi ciclico di eventi come può apparire la realtà in cui abitiamo, le frasi trascritte da Daniela Comani si insinuano nella nostra coscienza come una verità non solo storica ma strettamente personale, presentando un repertorio di memorie che, anche se non nostre, hanno la capacità di diventare tali.


[1]
https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=N7R6HAVldR0 (2 minuti di MAMbo 14. Daniela Comani. 25 marzo 2020)