Arte contemporanea, Artisti, Divulgazione d'arte

Le Naturografie di Roberto Ghezzi ovvero dipingere con la natura

“Dobbiamo spingerci oltre e superare il confine, sporcarci le mani con quel paesaggio che un tempo ci ospitava, ci dava da vivere e con il quale avevamo stretto una sacra alleanza. Ecco: l’arte per me è lo strumento per ricostruire quell’alleanza”

Roberto Ghezzi

Nel mondo dell’arte contemporanea può verificarsi il caso in cui al dialogo artista-tela si sostituisca il dialogo natura-tela. Questa innovazione artistica la si può ritrovare in nomi quali Ren Ri, apicoltore dal 2006 che utilizza il potere delle api e della natura nella sua arte, oppure nel premiato designer Tokujin Yoshioka, che nel 2007 ha iniziato il suo lavoro nel creare arte attraverso la cristallizzazione: un processo di sintesi chimica per promuovere lo sviluppo di cristalli su una superficie. Nel panorama artistico italiano è Roberto Ghezzi, artista contemporaneo di Cortona, ad incarnare questo modus operandi. Dopo esser cresciuto negli studi di scultura del padre, decide di dedicarsi ai lavori su tela attraverso le sue “Naturografie”.

Ma cosa si intende per Naturografia?

Naturografie in Norvegia – tratta da www.robertoghezzi.it

 

È lo stesso Ghezzi a spiegarlo, affermando di dipingere attraverso la Natura, dialogando con lei, seguendo i suoi tempi, fornendole i supporti e rubandole i colori e la materia. Tecnicamente installa tele di vari materiali in luoghi selvaggi del pianeta, pretrattate mediante reagenti fotosensibili, lasciando che acqua, aria, terra e fuoco lo aiutino a creare l’opera. La natura diviene, quindi, l’Alter Ego dell’artista. Dietro ad ogni opera realizzata ci sono, inoltre, uno studio dell’ambiente e una fase di disegno molto accurata. L’arte di Ghezzi prevede l’uso di supporti naturali che ben si adattano all’ambiente prescelto e che in base ad esso variano, ad esempio: lino, cotone, organza e seta. I telai, invece, sono in legno di abete. Per quanto riguarda i reagenti fotosensibili con cui prepara la tela, Ghezzi dice di non poter “rivelare la ricetta”, ma assicura sull’ ecocompatibilità degli stessi.

Le Naturografie seguono un preciso iter creativo che parte dallo studio del luogo per poter scegliere i materiali più adatti alla realizzazione dell’opera e, di conseguenza, i reagenti, le dimensioni delle installazioni e gli ancoraggi. Si passa poi alla “fase della messa a dimora delle tele”. Terminata l’installazione dei supporti inizia il processo di creazione: la natura diventa artefice diretta, lasciando il suo segno sulla tela. Questa fase può durare da pochi mesi a due anni. Il lavoro termina con il prelievo delle opere che “la Natura ha creato”, cui segue il fissaggio e l’assemblaggio finale attraverso la tecnica del “sottovuoto al fine di preservarle nel tempo”. Ghezzi non è solo nel percorso creativo che sfocia nell’opera d’arte vera e propria. Durante la fase di “messa a dimora” le tele sono monitorate da persone che vivono nelle vicinanze della zona prescelta per il posizionamento della tela. Ciò crea un doppio filone che si affianca a quello artista-natura: società-opera d’arte.

Secondo la sua poetica, l’uomo ha sempre creato opere d’arte dipingendo la natura o utilizzando elementi di essa: la Naturografia è quindi un’opera viva, in cui artista e paesaggio collaborano. Ghezzi ha realizzato il primo esempio naturografico nei primi anni Duemila. Oggi le sue installazioni sono in Italia, Alaska, Francia, Svizzera, Islanda, Sud Africa, Tunisia e Norvegia.

Naturografie in Alaska – tratta da www.robertoghezzi.it

 

Da segnalare un paio di progetti in cui l’artista ha avuto (e avrà) l’opportunità di presentare i suoi lavori, proprio in due città come Trieste e Venezia da sempre in rapporto simbiotico con gli elementi naturali (seppur per ragioni diverse): l’uno si è tenuto presso la Sala Veruda di Palazzo Costanzi di Trieste, ove il 15 agosto 2020 è stata aperta al pubblico la mostra “Naturografie, un dialogo tra arte, natura e uomo”, evento inserito ufficialmente nella programmazione culturale di ESOF2020 (Trieste città europea della scienza 2020).

La mostra ha rappresentato il tassello finale di un progetto artistico e scientifico iniziato a luglio 2019, il cui fine è stato quello di unire idealmente l’arco geografico costiero dell’alto Adriatico attraverso l’arte e le sue peculiarità geoambientali. L’artista Roberto Ghezzi, insieme ai curatori Elena Cantori, Monica Mazzolini e Massimiliano Schiozzi, dopo aver individuato numerosi luoghi in Friuli-Venezia Giulia, Slovenia e Croazia appositamente selezionati considerandone le caratteristiche estetiche, fisiche, chimiche e biologiche (flora e fauna), ha realizzato le installazioni per la creazione di Naturografie, originali opere d’arte di sua invenzione mediante le quali uomo e ambiente entrano in profonda e continua connessione.

In questo processo creativo Roberto Ghezzi agisce scegliendo il luogo dell’installazione, il materiale del supporto e il tempo della creazione, lasciando alla Natura stessa il completamento dell’opera. Nascono così, dalla mano degli elementi e dalla mente dell’uomo, le Naturografie: opere che non rappresentano più il paesaggio, ma che sono esse stesse il paesaggio.

Le installazioni sono state realizzate grazie alla co-organizzazione con il Comune di Trieste in un tratto di Rio Farneto nel parco del Cacciatore, quindi nel meraviglioso contesto della riserva naturale Val Rosandra con il patrocinio del Comune di San Dorligo della Valle (Trieste) ed in una zona antropomorfa del canale navigabile della zona industriale di Trieste grazie alla collaborazione della ditta Euronautica 2000 srl e dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale.

Locandina di “Naturografie, un dialogo tra arte, natura e uomo”

 

A queste installazioni si aggiungono quelle realizzate nelle riserve naturali di Isola della Cona in collaborazione con il Comune di Staranzano (Gorizia) e di Canal Novo in collaborazione con il Comune di Marano Lagunare (Udine). Ulteriori installazioni sono state create nel canale Anfora di Aquileia (Gorizia) grazie alla collaborazione del Comune dell’omonima cittadina, nella riserva naturale di Capodistria “Val Stagnon” in Slovenia e nella riserva naturale alle foci del fiume Quieto in collaborazione con il Comune di Novigrad in Croazia.

Su questo filone, infine, s’inserisce l’altro progetto “THE SPACE WE LIVE IN: VENEZIA TRA ARTE E SCIENZA” (ancora da realizzare), localizzato nella Laguna di Venezia: l’iniziativa è stata presentata in diretta social sul canale Facebook di “GAD – Giudecca Art District” lo scorso 29 aprile con, in collegamento, l’artista cortonese ed il dott. Gian Marco Scarpo del Cnr – Ismar in veste di partner scientifico (qui la registrazione >> https://www.youtube.com/watch?v=VenuEA_oEGk).

“The space we live in” si proietta idealmente verso la Biennale d’Arte 2022 e vorrebbe consentire a Roberto Ghezzi di compiere le sue “installazioni/sperimentazioni” come confronto tra gli ambienti più limitrofi e quelli più degradati della Laguna perché sottoposti ad un’eccessiva pressione antropica ed ad uno squilibrio nel delta marino (ed ecco spiegato il coinvolgimento di un partner come Cnr – Ismar). L’esito di tali lavori dovrebbe essere un’esperienza espositiva in una delle sedi della Biennale (o della GAD stessa?) tesa sia a fini analitici, ossia dando una fotografia dello stato di salute del contesto lagunare e stimolare di conseguenza reazioni correttive, sia a fini estetici.

E chi l’ha detto che l’Arte è completamente inutile??

Naturografie nelle coste adriatiche

Per approfondire: https://www.robertoghezzi.it/gallery/naturografie/

 

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